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Le Tre Domande: Intervista a Cristina Rabazzi, Segretario Generale AIRIA

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    Redazione AIRIA
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Un'intervista per conoscere meglio una tra le protagoniste di AIRIA


Cristina Rabazzi è un’avvocata cassazionista del Foro di Milano con una specializzazione d'eccellenza nel diritto dell’informatica, nella protezione dei dati personali e nelle tecnologie emergenti. Con una carriera costruita tra consulenza d’impresa, compliance e cybersecurity, Cristina ricopre oggi il ruolo di vertice come Segretario Generale di AIRIA.


Esperta di Blockchain, Digital Asset e regolamentazione dell'AI, collabora con prestigiose testate giuridiche ed è docente in master di alto profilo. In questa intervista, cerchiamo di scoprire la visione e l'approccio di una delle figure chiave nella definizione del perimetro legale dell'innovazione in Italia, capace di coniugare il rigore del diritto con la velocità del progresso tecnologico.


Le 3 Domande Chiave a Cristina Rabazzi


1. La missione in AIRIA: quali sono le priorità del Segretario Generale?

Cristina, ricoprire il ruolo di Segretario Generale di un'associazione come AIRIA è una sfida notevole. Quali sono i pilastri della tua agenda per i prossimi mesi e come intendi guidare il lavoro del nostro think tank?

La priorità assoluta come Segretario Generale di AIRIA è tradurre in azione concreta la missione istituzionale della Associazione: promuovere un dibattito informato e autorevole sulla regolazione dell'Intelligenza Artificiale, affrontando in modo sistematico le questioni legali e di public policy. Il lavoro dell’Associazione che ho il piacere di coordinare da un punto di vista organizzativo si muove su tre direttrici fondamentali. 

In primo luogo, l'ascolto e il coinvolgimento degli associati: vogliamo far crescere la nostra comunità, invitando professionisti e organizzazioni a unirsi a noi per partecipare attivamente alle nostre attività. 

In secondo luogo, il coordinamento dei nostri Working Group. Stiamo sviluppando tavoli tecnici di altissimo livello su temi di frontiera, come abbiamo già fatto affrontando il rapporto tra tutele normative e valore artistico nella musica, o l'esigenza di fare sistema a livello nazionale sulle infrastrutture dei Data Center e di Quantum Computing. 

Infine, il mio compito è fare in modo che l'eccellente lavoro di analisi svolto dai nostri esperti e stakeholder non resti confinato nel nostro think tank, ma venga presentato in modo incisivo alle Istituzioni. L'obiettivo finale è chiaro e guida ogni nostra azione: garantire lo sviluppo di una IA che sia sempre utile, sicura ed etica.


2. L'AI Act tra conformità e competitività: come evitare che il diritto diventi un freno?

Con l’approvazione dell’AI Act europeo, molte aziende temono che la regolamentazione possa soffocare l'innovazione. Dal tuo punto di vista privilegiato, quali sono i passi che le imprese italiane devono compiere per trasformare la compliance in un valore aggiunto che garantisca fiducia sul mercato?


In AIRIA sosteniamo da sempre l'importanza di una regolamentazione che tuteli i cittadini senza deprimere l'innovazione tecnologica, puntando a un'Intelligenza Artificiale sicura ed etica.

L'AI Act europeo non deve essere vissuto dalle imprese come un mero onere burocratico, ma come un "bollino di qualità" per competere a livello globale. I passi fondamentali che le imprese italiane devono compiere partono dalla consapevolezza e dalla formazione. È essenziale passare da un approccio meramente reattivo ad uno di compliance by design, integrando le valutazioni di rischio giuridico ed etico fin dalle prime fasi di sviluppo dei sistemi di IA. 

In questo senso, AIRIA intende giocare un ruolo chiave: condividendo le conoscenze acquisite attraverso le nostre iniziative di formazione e divulgazione, forniamo elementi utili per le aziende ed i professionisti nel comprendere le nuove regole. Chi partecipa attivamente alla vita della nostra associazione ha l'opportunità di confrontarsi con i migliori esperti del settore, trasformando questo scambio di idee in azioni pragmatiche di conformità normativa per accrescere il vantaggio competitivo della propria attività.


3. Tra etica e codice: come si proteggono i diritti fondamentali nell'era dei modelli generativi?

Sei spesso intervenuta su temi caldi come la protezione dei minori e la sicurezza dei dati. In un'era in cui l'interazione uomo-macchina è sempre più profonda, quali sono secondo te i confini giuridici invalicabili per far sì che l'intelligenza artificiale rimanga sempre "antropocentrica"?


Mantenere l'intelligenza artificiale antropocentrica significa assicurarsi che il progresso tecnologico sia sempre al servizio della persona, una visione che si specchia perfettamente nel nostro impegno per una IA utile ed etica, oltre che essere conforme alle normative attualmente vigenti (AI ACT e Legge 132/2025). Nell'era dei modelli generativi, l'interazione uomo-macchina raggiunge profondità inedite, sollevando criticità enormi che vanno dalla protezione dei dati personali, alla ridefinizione delle organizzazioni aziendali e alla riqualificazione del personale, fino alla sicurezza cibernetica.I confini giuridici invalicabili risiedono nei principi di trasparenza, equità (non discriminazione) e nel controllo umano (human-in-the-loop). Non possiamo delegare a una macchina decisioni che impattano sui diritti fondamentali o sulla sicurezza dei soggetti, per di più se sono anche vulnerabili. Per individuare e difendere questi confini, non basta l'intervento del singolo legislatore: è indispensabile raccogliere continuamente il punto di vista di professionisti, stakeholder ed istituzioni. È esattamente questo lo spazio di elaborazione che offriamo all'interno dei tavoli di lavoro di AIRIA.


Cristina Rabazzi

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